Quanto è stato detto per il Lago di Albano vale anche per il Lago di Nemi. Il delicato ecosistema subisce troppo la pressione antropica anche se qui è decisamente meno forte che sul Lago di Albano. Più piccolo di quest’ultimo ha avuto anch’esso la stessa evoluzione ma si trova più in alto a 316 metri di altezza. Dopo periodi di grande crisi ambientale sta pian piano riacquistando un
certo equilibrio ma c’è ancora molto da fare soprattutto nelle opere di prevenzione. Il nome deriva dall’antichità poichè qui sia il bosco che un luogo di culto erano dedicati alla Dea Diana. Al tempo la selva prendeva il nome di “Nemus Dianae” proprio in onore della dea. Non ci sono insediamenti urbani sulle rive tranne appezzamenti di terreno agricolo e serre. L’elemento storico più rilevante è sicuramente il Museo storico delle Navi Romane. Vari tentativi vennero fatti per recuperarle. Il primo di questi fu tentato da Leon Battista Alberti alla metà del XV sec. ma vennero recuperati pochi reperti che permisero di datare l’epoca delle navi. Poi fu la volta di Francesco de Marchi nel luglio del 1535 e poi nel 1827 da Annesio Fusconi. Ma il recupero vero e proprio avvenne in epoca fascista per volontà di Mussolini. Occorsero ben 5 anni, dal 1928 al 1932 per far riemergere dalle acque del lago ciò che rimaneva delle navi. Tanto fu fatto per riportare alla luce le navi e quanto rapidamente la stupidità umana le ha distrutte. L’ipotesi più accredidata fu quella che vide i soldati tedeschi i primi e praticamente gli unici indiziati dell’incendio che distrusse le navi la notte del 31 maggio del 1944. A parte gli oggetti più preziosi molto delle navi fu irrimediabilmente perso. Intorno ad esse si creò una leggenda che forse tutt’ora aleggia su queste acque. Le navi sarebbero state costruite da Caligola e avevano dimensioni notevoli: 70 metri di lunghezza e 25 di larghezza. L’imperatore le usava sia per simulare battaglie navali sia come palazzi galleggianti ed erano particolarmente decorate con una tecnologia davvero sorprendente per quell’epoca. In seguito alla sua morte avvenuta nel 41 d.C. il Senato di Roma decise di distruggerle anche per cancellare il ricordo del terribile imperatore. Da allora e per moltissimi anni sono rimaste celate dalle acque alimentando sempre di più la leggenda ad esse legate. Il caratteristico e pittoresco paese di Nemi posto a 521 metri su uno sperone proteso verso il lago é un rinomato luogo di villeggiatura e, anche se non ha particolari monumenti, attrae moltissimi turisti soprattutto nel periodo primaverile ed estivo. Famose sono le fragoline di bosco di Nemi a cui è dedicata un altrettanto conosciuta sagra che si svolge ai primi di giugno di ogni anno. Notevole è la varietà enogastronomica locale, gli angoli e gli scorci del centro storico, il panorama ampio verso il lago e il più lontano Agro Pontino che sono, in certi momenti, particolarmente suggestivi e romantici. Un piccolo gioiello nel cuore dei Castelli Romani che, nonostante il grande flusso turistico, ha mantenuto una dimensione umana e che riesce a regalare momenti di semplice e autentico divertimento e relax.
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