Lago di Pilato
Il Lago di Pilato è situato sotto le pendici occidentali del Monte Vettore nel massiccio dei Monti Sibillini ad una quota di 1.941 m. ed è il più alto di tutto l’Appennino. Incastonato tra le cime del Monte Vettore e del Pizzo del Diavolo che precipita vertiginoso con pareti verticali quasi fino al lago, è immerso in un ambiente suggestivo e solenne; l’unico ad avere caratteristiche alpine di tutta la catena appenninica. La sua origine è dovuta ad uno sbarramento morenico. In seguito, le piogge e in misura maggiore, lo scioglimento delle nevi, hanno colmato d’acqua la conca glaciale. Particolare è la sua forma ad “occhiale” che può essere più o meno visibile a seconda della quantità di acqua presente. L'ultimo modellamento della valle glaciale risale al Pleistocene superiore (da 125.000 a 10.000 anni fa). Data l’esposizione e la sua altezza relativamente bassa, non è infrequente imbattersi nei nevai anche ad agosto. Il lago è un habitat estremamente interessante da un punto di vista biologico e naturalistico. Nelle sue acque, infatti, vive un particolare endemismo, il Chirocefalo del Marchesoni; un piccolo crostaceo di colore rosso che misura 9-12 millimetri e nuota col ventre rivolto verso l'alto. Inoltre è presente anche un insetto molto piccolo detto "ditiscide", coleottero acquatico nero di origine boreo-alpina. A parte le sue caratteristiche fisiche e naturali, il Lago di Pilato emana un’aurea di mistero e leggenda. Per secoli si tramandano storie di streghe, maghi e diavoli che ancora oggi sembrano riecheggiare tra queste vette. Il suo nome difatti deriverebbe da una leggenda secondo la quale nelle sue acque sarebbe finito il corpo di Ponzio Pilato condannato a morte da Vespasiano, reo di non avere fatto abbastanza per impedire la morte di Gesù. Singolare appare anche le modalità in cui trovò la morte. Il suo corpo venne chiuso in un sacco e legato ad un carro di bufali (o buoi) lasciati liberi di girovagare tra le montagne. Così inevitabilmente sarebbe precipitato dalla cima del Redentore fin dentro al lago. Nell’impatto le acque ribollirono colorandosi di rosso. Da questo episodio il lago venne considerato, a partire dal XIII secolo, luogo di streghe e negromanti, tanto da costringere le autorità religiose del tempo a mettere in atto quante più misure possibili per evitare che chiunque potesse avvicinarsi a quel posto così terribile e malefico. Ma per dare maggiore forza a tali racconti, nel Museo della Grotta della Sibilla, a Montemonaco, è custodita una pietra scura, chiamata "La Gran Pietra", rinvenuta nei pressi del lago, in cui sono incise lettere ancora oggi avvolte nel mistero. Secondo la leggenda questo sarebbe, in realtà, il lago Averno, così come lo definì la famosa maga Sibilla; la porta da cui è possibile addentrarsi nelle oscurità degli Inferi.
Indirizzi Utili:
Parco Nazionale dei Monti Sibillini
Piazza del Forno, 1
62039 Visso (MC)
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per comunicazioni parco@sibillini.net
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